Dall’ospitalità di Enea ai muri del presente: perché il mondo antico smentisce la retorica della “reimmigrazione”
Negli ultimi anni una parte della destra sovranista europea ha rilanciato il concetto di reimmigrazione : l’idea che persone immigrate, anche se integrate o residenti da lungo tempo, debbano essere incoraggiate o costrette a tornare nei Paesi d’origine per preservare una presunta identità culturale nazionale. La proposta viene spesso presentata come difesa delle radici, della tradizione e della continuità storica dei popoli europei. Eppure proprio la storia antica, tanto spesso evocata dai movimenti identitari, racconta una realtà diversa. Greci e Romani non costruirono le loro civiltà chiudendosi all’esterno, ma attraverso continui incontri, migrazioni, contaminazioni e integrazioni. Come ricorda Maurizio Bettini nel suo libro Homo sum , l’antichità offre esempi sorprendenti di apertura verso lo straniero e di riconoscimento dell’umanità comune. La storia, insomma, sembra parlare una lingua assai diversa da quella della “reimmigrazione”. L’identità antica non era una fortezza Un...